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La psicoterapia è una cura del disagio psichico, ma anche un modo per conoscere sè stessi ed evolversi.

Non tutte le psicoterapie sono uguali. In una società orientata all’efficienza e alla rapidità, dominata da ritmi lavorativi serrati e dalla mancanza di spazi per la riflessione, si tende spesso a privilegiare approcci brevi mirati alla sola rimozione del sintomo. Tuttavia, per il contenimento del disagio immediato, può essere sufficiente una terapia farmacologica corretta sotto supervisione medica. Scegliere la psicoterapia significa invece farsi un dono prezioso: interpretare il sintomo come un segnale di un cambiamento necessario nella propria vita. Per farlo, occorre concedersi un tempo e uno spazio differenti, in cui le soluzioni sbrigative o il solo ricorso ai farmaci non risultano più sufficienti.

La psicoanalisi è una psicoterapia che tiene conto dei diversi modi di espressione del soggetto umano: la coscienza con la sua capacità razionale, di giudizio, volontà e intenzionalità; il mondo emotivo e dei sentimenti che danno il colore alla nostra esperienza e il senso di ciò che viviamo; l’inconscio che ci suggerisce nuove strade evolutive per essere ed elabora i nostri vissuti più profondi e intimi. Ma tutto questo richiede che ci si sappia donare spazio e tempo per conoscersi a fondo.

La Psicologia Analitica Intersoggettiva è quell’approccio psicoterapico che contiene in sé i presupposti e il metodo della psicoanalisi e si pone come obiettivo la cura del soggetto rendendolo consapevole di essere il Soggetto della cura.

Il metodo della Psicologia Analitica Intersoggettiva mira a stimolare la funzione riflessiva individuale (funzione di sintesi tra coscienza e inconscio, tra pensiero e mondo emotivo) per promuovere nel Soggetto, grazie al dialogo con il terapeuta, lo sviluppo della coscienza co-riflessiva o intersoggettiva. Questa consapevolezza permette di riconoscersi costantemente in relazione con l’altro, superando l’illusione e l’angoscia di essere radicalmente soli e separati dal mondo. Come Soggetti Intersoggettivi, non siamo entità isolate, ma parte integrante di una rete di rapporti e legami che ci unisce agli altri e alla realtà che abitiamo.

La Psicologia Analitica Intersoggettiva si fonda sull’idea di Soggetto, sulla psicologia analitica di Carl Gustav Jung e sul suo successivo sviluppo con la teoria della relazione intersoggettiva elaborata da Silvia Montefoschi.

La psicologia analitica di Carl Gustav Jung è una particolare prospettiva della psicoanalisi che si discosta dallo schema interpretativo freudiano, che concepiva l’uomo dominato da istinti e pulsioni, e che assume alcuni concetti cardine impliciti ed espliciti:

  1. l’esistenza di una attività inconscia nell’uomo, accanto all’attività della coscienza
  2. la coincidenza del processo di cura con il processo di ampliamento di conoscenza
  3. la relazione come presupposto della conoscenza e della cura

Per Jung, compito di ogni essere umano è la sua individuazione, cioè trovare la propria strada personale in rapporto al mondo in cui nasciamo e che contribuiamo ad ampliare. Individuazione non significa esaltare il nostro Io, tutt’altro: creatività, relazioni e cambiamento sono i cardini della nostra individuazione.

Silvia Montefoschi rilegge il metodo psicoanalitico junghiano in chiave rigorosamente relazionale e dialettico. Montefoschi pone in particolare l’attenzione sui diversi modi che il Soggetto ha di entrare in relazione (interdipendenza, intersoggettività), che a loro volta connotano l’espressività sofferente e patologica del soggetto o il suo benessere e senso di integrazione col mondo.

Il Soggetto è l’organizzatore unitario della personalità e il centro della psicoterapia.

Il Soggetto non è però solo un individuo identificato nel proprio ego, chiuso in sè stesso e separato dagli altri e dal mondo. Al contrario, se giunge a riconoscersi come Soggetto intersoggettivo si sente un essere in costante dialogo con l’altro, si scopre e si definisce proprio attraverso la relazione, nel flusso continuo dell’esperienza condivisa nel dialogo della vita.

«Se i due soggetti della relazione intersoggettiva si calano totalmente nell’unità relazionale e si riconoscono in essa come se essa fosse l’unico soggetto duale che in sé riflette, nel loro coriflettere, essi vedono un’unica realtà che si presenta come oggettiva: cioè come esistente in sé e non come appartenente ai due soggetti in questione. E in essa riconoscono ciò che è.

Io sono Te e Tu sei Me, pur essendo Io e pur essendo Tu

Silvia Montefoschi, 2006